Anfotero: tra diversità e pregiudizio

Nelle giornate 1, 2 e 3 Febbraio presso il Teatro Ivelise di Roma si è tenuta la rappresentazione dello spettacolo Anfotero, prodotto dalla compagnia teatrale Giù di su per giù, scritto e diretto da Giorgio Volpe. Protagonisti dello spettacolo sono Andrea interpretata da Deialnira Russo e Lorenzo interpretato da Giorgio Volpe, apparentemente due amici, di età non identificata. La scena è composta da un paio di sedie poste al centro del palco, circondate da strumenti e giochi per bambini: una palla, una piccola bici e persino un mini teatrino e rimarrà invariata fino alla fine. Si può dire dunque che non c’è un luogo ben definito, neppure il tempo lo è. I due protagonisti infatti passano da una situazione ad un’altra usando proprio un gioco di luci, musiche e attraverso l’utilizzo dei diversi oggetti presenti. Ciò che si vede è un susseguirsi di frammenti di vita quotidiana, all’interno dei quali il tema centrale è sempre quello della diversità, momenti belli ma anche meno piacevoli, il cui obiettivo è quello di sensibilizzare il pubblico riguardo alle tante realtà individuali che seppur diverse non vanno giudicate. Lo spettacolo mira anche a fare chiarezza a proposito dell’identità di genere, cioè la consapevolezza del genere con cui una persona si identifica, da non confondere con l’espressione del proprio orientamento sessuale, e lo fa anche utilizzando dati e testimonianze presi da National Geopraphic Italia. E’ proprio da qui che nasce il titolo dell’opera, Anfotero infatti in chimica è una sostanza che può manifestare sia un comportamento acido che basico, allo stesso modo un essere umano, maschio o femmina, può manifestare comportamenti maschili e femminili a prescindere dal sesso biologico e dal proprio orientamento sessuale.

Al termine della rappresentazione gli attori hanno dedicato del tempo al confronto con il pubblico, cosa che ho trovato molto interessante e utile poiché ha permesso un ulteriore approfondimento del tema principale dell’opera. C’è chi si è chiesto se questo spettacolo fosse andato in scena anche per un pubblico di soli bambini, alunni delle scuole primarie, e la cosa particolare è stata che tutte le scuole, appreso il tema dell’opera, avessero deciso di rinunciare alla rappresentazione forse per paura di affrontare un argomento troppo difficile da sviscerare e spiegare. Questo purtroppo evidenzia quanto ancora la gente, almeno qui in Italia, non sia ancora pronta a superare certe barriere e si fermi al pregiudizio che tanto si cerca di abbattere.
Secondo lo scrittore e regista, nonché protagonista, Giorgio Volpe, i due personaggi principali possono essere visti dal pubblico anche come due bambini e personalmente è stata proprio l’impressione che ho avuto guardando lo spettacolo.
Forse perché a mio parere, sarebbe bello vedere dei bambini che con tanta leggerezza affrontano e parlano di temi come quello della diversità, della propria idendità, liberi dal pregiudizio che invece investe gli adulti, carichi del peso della tradizionalità.
La strada da fare dunque è ancora lunga ma Anfotero traccia in maniera corretta delle linee guida utili a chi lo guarda ad interessarsi, quanto meno, a temi come l’identità di genere e la diversità senza averne paura o pregiudizio.
Come viene citato all’interno dello spettacolo, “La diversità è un valore, non un fastidio da nascondere o, peggio, da negare” (Marco Cattaneo, direttore National Geographic Italia).

 

 

A cura di Marco Allegretti.

Una risposta a “Anfotero: tra diversità e pregiudizio”

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